Vi proponiamo un punto di vista sul mondo della grande distribuzione: “Ci sono alcuni aspetti del nostro quotidiano su cui forse non ci interroghiamo molto, se non in termini di risparmio immediato e spesso più di tempo che di soldi. Tra questi c’è sicuramente il fare la spesa. Per molti è diventato quasi naturale passare il fine settimana dentro grandi centri commerciali tra acquisti e intrattenimento, ma difficilmente riusciamo a fermarci un attimo per riflettere su ciò che comporta affidarsi alla grande distribuzione quasi per ogni esigenza del nostro quotidiano. Tanti sono però coloro che criticano la gestione dell’economia globalizzata e avanzano proposte ed esempi concreti per riportare queste dinamiche a un livello più umano.
Monica Di Bari e Saverio Pipitone hanno scritto un libro uscito perArianna Editrice all’inizio di quest’anno: Schiavi del supermercato. Il titolo potrebbe sembrare eccessivamente provocatorio, ma a lettura terminata vi posso assicurare che non lo è per nulla. Anzi. La prima parte del testo analizza la grande distribuzione in Italia nei suoi diversi settori, dall’alimentare all’arredamento, dalla tecnologia alla distribuzione cinematografica. In poche pagine e con una lingua molto chiara i due autori ci mettono sotto gli occhi, con dati e analisi, ciò che forse in fondo un po’ noi sappiamo già: quando andiamo a comprare qualcosa noi in realtà non scegliamo affatto, la nostra non è vera libertà e, soprattutto, tendiamo a vivere di bisogni abilmente indotti da strategie di marketing.Passando da IKEA (che è oggetto di precise critiche) a Mediaworld, facendo slalom tra gli scaffali di Coop o Esselunga (e le polemiche tra questi due attori non ne pongono nessuno al di fuori di questo tipo di sistema) per finire con una serata in un multisala: lo scenario che ci viene presentato ci parla dell’omologazione di gusti e consumi e di un cittadino che è sempre più solo consumatore senza comunità. E nel numero de Il Consapevole in edicola fino alla fine di novembre, uno degli autori (Pipitone) porta avanti la riflessione concentrandosi in particolare su Wal-Mart - pronta a sbarcare in Italia – e IKEA.Ma fortunatamente le alternative non mancano e in questo sta un grande pregio del libro: nella seconda parte infatti elenca una serie di reali possibilità per valorizzare le produzioni tipiche e locali, per ridurre l’impatto ambientale di produzione e consumi, per riscoprire concetti come convivialità e condivisione con in più la conoscenza di ciò che realmente finisce nei nostri piatti e nelle nostre case. Dai gruppi d’acquisto solidali a Critical Wine ai mercatini locali del biologico.Le strade che già molte comunità stanno percorrendo sono più che praticabili: è anzi auspicabile che queste azioni di consumo critico si diffondano sempre più, per tutelare una biodiversità che sia attenta non solo alla tutela delle specie e delle produzioni ma anche agli stili di vita rispettosi dell’ambiente, del lavoro e dei diritti. E che contribuisca adabbattere la dittatura del Pil come unico strumento per valutare la qualità della vita, in un’ottica di decrescita e felice sobrietà. Il tutto risparmiando.Perché viene da pensare che sia un circolo vizioso da cui è difficile uscire: salari bassi e lavori precari obbligano a limitare il più possibile la spesa e quindi a rivolgersi in particolare alle grandi catene che possono permettersi prezzi più competitivi. Ma dovremmo anche chiederci perché questi prezzi possono essere così bassi. Costruire reti differenti per gli acquisti è forse l’unica risposta possibile per uscire da questa spirale.”Schiavi del supermercato. La grande distribuzione in Italia e le alternative concreteMonica Di Bari, Saverio PipitoneArianna Editrice



